Il contagio: come si contrae l’anisakidosi? Attenzione al pesce crudo.

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Nel mezzo però c’è l’uomo che mangiando pesce crudo può avere a che fare con il parassita.

Se mai dovesse capitarvi d’ingerire pesce crudo e sentire come del solletico in gola verificate appunto che non sia presente il verme. Una volta che le larve dell’anisakis vengono ingerite dall’uomo attraverso il pesce crudo, iniziano a infestare l’apparato digerente. I sintomi possono manifestarsi dopo alcune ore dall’aver mangiato il pesce crudo fino ad un paio di settimane dopo a seconda dei casi. Evitare i problemi sopra menzionati è facile: basta evitare di mangiare pesce crudo o poco cotto. L’anisakis non è l’unica insidia e fonte di preoccupazione per gli amanti del sushi e del pesce crudo. Se il tonno o il pesce azzurro è mal conservato c’è il rischio di contrarre la sindrome sgombroide, nota anche con il soprannome di “mal di sushi”. L’allarme di ieri dei medici per un caso di infezione di Anisakis in un 32enne portoghese, riporta alla ribalta il tema della qualità del pesce crudo e di come tutelarsi. Quando si decide di ordinare il pesce crudo, si dovrebbe sempre iniziare dal sashimi, perché di solito non è condito e quindi è più semplice verificare se è fresco. Purtroppo tra gli ospiti occasionali delle larve di questi vermi c’è anche l’uomo, che può ingerirle consumando pesce crudo o poco cotto.

Mangia sushi e scopre verme di un metro nell’intestino SUSHI E SALMONE CRUDO CHOC: TENIA!- il verme solitario e il pesce crudo

  • pesce sciabola
  • ricciola
  • lampuga
  • pesce spada
  • tonno
  • sardina
  • aringa
  • acciuga
  • nasello
  • merluzzo
  • passera di mare
  • rana pescatrice
  • sgombro
  • salmone del Pacifico

Dei 20.000 casi finora registrati oltre il 90% proviene dal Giappone, paese in cui è molto forte il consumo di pesce crudo, seguito daSpagna, Olanda e Germania.

Piccole ma cattive: larve di anisakis estratte da pesce infestato. Un ridotto numero di larve può migrare e trovarsi nella muscolatura del pesce, sia in quella ventrale, sia nella più robusta muscolatura dorsale. Alcuni studi hanno rilevato che le larve, alla morte del pesce, si spostano in massa dai visceri alla muscolatura, tuttavia studi successivi non hanno confermato queste osservazioni. L’ispezione visiva di filetti di pesce può rivelare la presenza di larve negli strati superficiali del muscolo, ma non in quelli profondi. Molti degli antigeni sono resistenti alla cottura e possono indurre reazione anche dopo il consumo di pesce cotto, come per alcuni casi registrati in Spagna. I sintomi allergici si presentano in genere tra le 12 e le 24 ore dal consumo del pesce infestato e tendono a risolversi, nelle forme meno gravi, altrettanto rapidamente. Altri cibi a rischio sono sushi, ceviche e pesce affumicato. I problemi più grandi con l’anisakis si hanno consumando pesce crudo o poco cotto. [11] Con le dovute precauzioni è possibile mangiare senza problemi piatti a base di pesce crudo come il sushi nipponico o le nostre ottime alici marinate.

Grazie alla diffusione dei ristoranti soprattutto asiatici, il pesce crudo è diventato un prodotto prelibato e sempre più consumato.Ma occhio ai parassiti dei pesci.

  • Anisakis, tra cui Anisakis simplex e Anisakis physeteris
  • Pseudoterranova
  • Contracaecum
  • Phocascaris

Una ricerca portoghese riporta il caso di un 32enne infettato dal verme anisakis, che si annida nel pesce crudo.

Esistono prove a sostegno del fatto che, se il pesce non viene eviscerato subito dopo essere stato pescato, le larve si possono spostare dall’apparato digerente alla carne. I sintomi possono manifestarsi da un’ora a due settimane dopo l’ingestione di pesce (o molluschi crudi o poco cotti). La frequenza dei sintomi allergici connessi al consumo di pesce ha portato a ipotizzare l’esistenza dell’anisakiasi gastroallergica, una reazione allergica acuta mediata dalle IgE. L’anisakidosi è diffusa soprattutto nelle zone dove si mangia abitualmente il pesce crudo, ad esempio in Giappone. Nella nostra regione, soprattutto sulla costa dove si mangia abitualmente pesce crudo e marinato (occhio soprattutto ad alici, carpacci di tonno e salmone), i casi diagnosticati sono diversi. C’è solo una cosa da fare, evitare pesce crudo o marinato, oppure consumarlo solo se si è certi che sia stato preventivamente congelato negli appositi abbattitori. C’è l’anisakiasi gastrica, i cui sintomi compaiono a distanza di 4-12 ore dal pasto incriminato a base di pesce crudo o poco cotto. Proprio per questo, gli esperti ribadiscono con forza l’importanza di consumare pesce ben cotto: bastano 60 gradi centigradi per un minuto per uccidere il parassita. Mentre il pesce crudo si può mangiare solo se è stato preventivamente congelato, a meno 18 gradi per 24 ore. Vomitoli, febbre, dolori addominali.

Pesce crudo: il rischio anisakis

  • merluzzo,
  • dei pesci simili al merluzzo,
  • passera di mare,
  • salmone del Pacifico,
  • aringhe,
  • rana pescatrice.

Come avviene il contagio dell’Anisakis, quali sono i sintomi per la diagnosi e come si cura l’infezione del parassita del pesce crudo?

La notorietà dell’Anisakis, è cresciuta notevolmente da quando anche in occidente è aumentata la diffusione della cucina giapponese, di cui il pesce crudo è ingrediente basilare. Dallo stomaco del pesce l’anisakis può migrare nei nei muscoli ed infestarli. Infatti può accadere che esso si cibi di pesce infetto crudo o poco cotto ed allora contrae l’infezione del parassita. Come già detto l’infezione dell’uomo da anisakis simplex o consimili è causata da consumo a scopo alimentare di pesce contaminato crudo o non abbastanza cotto. Il parassita infatti muore quando tutti i punti del pesce raggiungono una temperatura superiore ai 60°C. I sintomi che ne conseguono dopo circa 112 giorni dal consumo di pesce crudo sono: dolori addominali localizzati nella regione dello stomaco, nausea e vomito. Ossia la storia del paziente precedente all’insorgere dei sintomi per appurare se vi è stato o no il consumo di pesce crudo o comunque cotto in maniera insufficiente. Naturalmente i paesi più colpiti sono quelli che per tradizione consumano grandi quantità di pesce crudo o comunque poco cotto. Le anisakiasi sono zoonosi emergenti, a causa della rapida diffusione di nematodi Anisakis: l’assunzione di pesce crudo o poco cotto contaminato da larve di Anisakis può scatenare un’infezione gastrointestinale.

Anisakis: contagio, sintomi e terapia del parassita del pesce crudo.

La FDA raccomanda sempre di congelare molluschi e pesce destinati al consumo alla temperatura (almeno) di -35°C per 15 ore, oppure a -20°C per 7 giorni.

Anche la cottura (il cuore del prodotto deve raggiungere i 60°C per almeno un minuto) garantisce l’allontanamento e l’uccisione del parassita dal pesce. Né la salatura, né tantomeno la marinatura o l’affumicatura sono metodiche preparative efficaci per uccidere Anisakis dal pesce. I fanatici del crudismo, prima di consumare pesce fresco non abbattuto termicamente, dovrebbero essere certi che lo stesso sia stato immediatamente eviscerato dopo la pesca. Meno frequenti sono gli attacchi asmatici, le dermatiti da contatto e le congiuntiviti dopo l’inalazione/assunzione di pesce contaminato da larve di Anisakis. L’ipersensibilità a questi parassiti è valutata dal rapido incremento dei livelli di IgE nei giorni immediatamente successivi al consumo di pesce contaminato da Anisakis. Esistono cinque specie di Anisakis, di cui quattro patogene per l’uomo: Essi sono i più frequenti parassiti trasmessi con il pesce. I crostacei sono mangiati da pesci e calamari e, quando questi ulteriori ospiti muoiono, le larve di Anisakis vanno nei loro tessuti principali, come fegato, intestino, gonadi e muscoli. Pesce con Anisakis Poche ore dopo aver mangiato pesci contaminati dall’Anisakis, iniziano i sintomi con forti dolori addominali, nausea e vomito. Infatti, le larve possono rilasciare nei tessuti del pesce malato antigeni resistenti ai trattamenti termici.

Sushi, occhio al parassita nel pesce crudo. E uno studio lo fotografa

I sintomi possono, inoltre, proseguire anche dopo la rimozione o la morte del parassita.

Di fondamentale importanza è la prevenzione e attuare delle precauzioni per il consumo di pesce crudo. Esistono infatti numerosi altri piatti a base di pesce poco cotto o crudo – come ad esempio il carpaccio della cucina mediterranea – in grado di innescare la parassitosi. Tra i primi sintomi vi può essere anche una sorta di sensazione di prurito in gola, legato ai movimenti delle larve vitali appena ingerite. Mangiare pesce crudo non è mai stato così di moda nel nostro paese. Ma proprio il sushi è finito nell’occhio del ciclone per il rischio anisakidosi, un’infezione di tipo parassitario legata al consumo di pesce crudo. Ma da allora si sono verificati casi in molti altri Paesi, «soprattutto in Giappone dove si mangia di frequente pesce crudo». «C’è chi avverte una sensazione di solletico in bocca o in gola subito dopo aver mangiato pesce crudo. Surgelare il pesce a meno 20 gradi celsius per almeno 72 ore uccide il parassita. Sono ben evidenti nel pesce» ha detto la dottoressa.